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Le vignette improprie di Vauro Senesi, da Fabrizio Quattrocchi a Gianroberto Casaleggio.

Parliamoci chiaro, aldilà di qualsiasi ideologia politica; la vignetta di Vauro Senesi sulla morte di Gianroberto Casaleggio non è umorismo, non è satira; non è divertente ed è assolutamente inopportuna, vergognosa e irrispettosa nei confronti di molte persone.

 

Oserei dire che persino i mafiosi spesso hanno rispetto per la morte di parenti dei loro nemici, ma prendere la criminalità come metro di paragone e di giudizio sicuramente non è una buona idea. Tuttavia ciò è vero, come è vero che Vauro, appreso della morte del leader del M5S, ha pensato bene di fiondarsi sulla  carta, “armato” di matita e ideare il suo ultimo “capolavoro fumettistico”, in barba al rispetto di fronte alla morte e al dolore di familiari, parenti e amici.

Qualunque sia stata la motivazione, l’input , che ha spinto Vauro Senesi a pubblicare questa vignetta, tale gesto è da condannare in toto, per il semplice motivo che bisognerebbe deporre le “armi” di fronte ad un dramma umano, come la morte di Casaleggio.

Va bene tutto, talk show, satira, attacchi critici, battaglie mediatiche e tutto il resto, ma se non sbaglio di fronte ad un lutto ci si ferma, indipendentemente dalle proprie idee.

C’è addirittura un precedente, anche se di natura diversa, ma che vede sempre Vauro e le sue vignette al centro delle polemiche; nel 2004, all’ indomani dell’uccisione in Iraq di Fabrizio Quattrocchi, guardia di sicurezza privata, Senesi pubblica una vignetta  con la scritta “Morire per denaro” con disegnata una banconota a mezz’ asta dai chiari toni sarcastici e poco rispettosi.

Belli i tempi di Giorgio Forattini, quando la satira vera  faceva ridere tutti, da destra a sinistra. Ora quello che fa ridere è solo l’ ignoranza di certe persone come Vauro Senesi.

P.S: Ho deciso di non pubblicare le immagini delle vignette di Vauro proprio in segno di rispetto nei confronti di Casaleggio e di Quattrocchi, oltre a non voler alimentare ulteriormente la diffusione di tale “immondizia artistica”.

 

 

 

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